La Storia dell’Hotel Pedrini

Ospitale e Chiesa dei Padri di S. Giovanni di Dio “Fate bene Fratelli”.

L’hotel Pedrini si colloca in una ininterrotta tradizione di ospitalità che risale alla fondazione monastica dell’edificio, a inizio del Seicento, come “hospitale”, nel senso proprio già al latino medievale di luogo d’accoglienza, atto ad offrire assistenza non solo socio-sanitaria a “pauperes et infirmi”, ma soprattutto alberghiera a pellegrini e viandanti, grazie alla sua collocazione strategica subito dentro le mura della città, lungo la principale via di comunicazione.
Il 29 ottobre del 1629 l’ordine ospitaliero dei Padri di S. Giovanni di Dio, popolarmente conosciuti come “Sportini” o “Fate bene Fratelli”, che dal 1607 su invito dell’Arcivescovo operava in una sede già dei Templari ubicata sul lato opposto della Strada Maggiore, acquista in permuta dalla nobile famiglia bolognese Bocchi quattro case con prato e botteghe in cui si cominciò la costruzione del nuovo convento. La Chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, con sette altari e notevoli opere d’arte, dove oggi sorge l’edificio principale dell’hotel, fu benedetta il 19 dicembre 1630. Fu questo l’anno della grande peste, ricordata anche dal Manzoni; durante l’epidemia persero la vita ben cinque dei nove frati addetti all’attività infermieristica. In seguito fu intrapresa la costruzione dell’annesso ospedale, che poteva contare fino ad un massimo di ben cinquantasei posti letto, ultimato solo nel 1675.storicità
La pregevole facciata, ancor oggi ammirabile, fu realizzata su disegno dell’architetto Agostino Barella, illustre membro del senato cittadino e già autore del mirabile ammodernamento e della cupola della vicina Chiesa della Madonna del Baraccano, nonché del rifacimento seicentesco della Chiesa di San Bartolomeo e Gaetano di Strada Maggiore, che costituisce forse il più bell’esempio di barocco bolognese.
Il conte Carlo Sforza Attendoli Manzoli fu il massimo benefattore di questo pio stabilimento; a lui si deve l’ampio salone dell’infermeria, finita nel 1677. L’ospedale, aperto il 5 gennaio 1681, si distinse anche per le cure ai soldati, per cui riceveva un compenso giornaliero dallo Stato Pontificio.
Nonostante tali introiti e nonostante donazioni, anche consistenti, di facoltosi cittadini bolognesi, i conversi erano costretti ad andare in giro a chiedere l’elemosina (di qui il loro nome di “sportini”). Le spese più ingenti erano quelle per il rifornimento dei medicinali per la spezieria; vi erano poi le spese per i fornitori di servizi all’ospedale, che nel 1796 erano: L.70 al medico, L.60 al cuoco, L.42 al garzone, L.25 al lavandaio, L.20 al barbiere, L.10 al confessore.
Circa la causa delle difficoltà economiche e del costante passivo dei bilanci, il Priore nel 1787 così si giustificava: “. non si può mantenere un letto per duecento lire l’anno, nemmeno un sano a pane e vino sarebbe possibile mantenere per tal prezzo; abbiamo debito con il farmacista Campatelli; è nostra consuetudine non legare le mani al medico nell’ordinare medicinali né si limita sulla convalescenza.” Si può dunque legittimamente pensare che questa disponibilità di mezzi rendesse l’assistenza dei Fatebenefratelli fra le migliori del tempo.
Tra il 1778 e il 1780 l’edificio fu ulteriormente ampliato sul lato meridionale, assumendo così la sua attuale conformazione. Nel 1797 con l’entrata delle truppe francesi a Bologna il Convento venne soppresso e nel 1798 l’ospedale e l’orto, di cui rimane ancor’oggi testimonianza nel suggestivo chiostro interno, fu consegnato all’Opera dei Vergognosi; l’ospedale fu chiuso nel 1809, non essendovi che un solo vecchio ammalato che fu trasferito al vicino S. Orsola.
Dopo la vendita al provveditore agli ospedali militari francesi, l’edifico passo in mani private fino alla sua trasformazione in albergo attorno al 1930, epoca alla quale risale anche l’attuale elegante facciata in stile neoclassico, su progetto dell’architetto Moretti.